Santiago Montobbio, Sobre el cielo imposible, Málaga, Los libros de la frontera, 2016, pp. 377.

   Un nuovo “poemario” conclude la raccolta che Santiago Montobbio ha riunito dopo venti anni di inattività creativa, come ha più volte affermato, e di cui ha fatto oggetto precedenti volumi, da La poesia es un fondo de agua marina, a Los soles por las noches esparcidos, e Hasta el final camina el canto.
Le composizioni restanti vengono ora presentate nella raccolta Sobre el cielo imposible, cielo «Sobre el cielo imposible_Bellinide ajedrez misterioso», come l’autore scrive nella «Nota a la edición», «unico posible este cielo imposible sobre el que se siente que la poesia se escribe» e che è lì ad aspettarci sempre, ad accompagnarci e aiutarci, forse, ma sempre viva per tutti, «Porque –prosegue il poeta– decir que esta poesía se cierra y se escribe sobre el cielo imposible es decir también –ahora pienso– que para todos es y para todos está escrita, y para todos y como horizonte quiero y siento este último de sus títulos Sobre el cielo imposible, el que es más posible y del todo, únicamente para ti, como tú lo quieras y lo sientas».
Di questa raccolta si tratterà in una occasione prossima, alla presenza dell’autore, ma qui vale la pena di sottolineare, nelle espressioni citate, la considerazione fondamentale della poesia come ragione di vita e di permanenza, che poi si manifesta ampiamente nel tema dell’amore, vincitore del freddo della solitudine in cui l’uomo si sente prigioniero, dell’inevitabile passo del tempo di tutto distruttore e che comunica l’orrore della vita: «Es terrible a veces estar vivo». Solo l’amore non muore, ed è per il poeta un sospiro, una luce nell’aria, un «viento ligero», non una perduta speranza che, come si esprime in un  poema, mai si perde.
Vale la pena di riprendere una meditata lettura delle raccolte poetiche precedenti, e della presente, Sobre el cielo imposible, documenti tutti di una sensibilità particolare intorno alla vicenda della vita nei suoi determinanti aspetti, e di un’avventura intima che, con toni diversi, ha dato motivo alla grande voce di Santiago Montobbio.

G. Bellini

(Notiziario n. 71, maggio 2016, p. 18)

 

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